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Vienna da Fuscaldo: mamma di San francesco Stampa
21 February 2007

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Statua di Vienna posta di fianco al Santuario di San Francesco (Fuscaldo P.se)

“C’era in Italia un venerando Padre, di nome Francesco di Paola, di cui s’è sopra parlato; nacque verso il 1416 nella città di Paola, in Calabria. Suo padre si chiamava Giacomo di Salicone, la madre Vienna. Benché fossero semplici secolari, vivevano tuttavia da religiosi. Infatti, dopo essere stati per lungo tempo senza figli, imploravano spesso l’aiuto di Dio e dei Santi di Assisi, pregando con insistenza e con lagrime piene di devozione, facendo generose elemosine e digiuni per l’amore di Dio, affinché si degnasse di mandar loro prole. Qualora fosse un maschio, decisero di consacrarlo al Signore per tutto il tempo della sua vita. E Dio li esaudì, donando loro un bel maschietto. Quando uscì dal seno materno, aveva un occhio solo. Ciò che avvenne dopo, ebbe del miracoloso. Appena la sua devota madre si diede alla preghiera, un po’ afflitta per quell’inconveniente – implorando il soccorso del glorioso S. Francesco d’Assisi e promettendo (dietro consiglio dell’ostretica) che, se riavesse sano l’altro occhio, il bimbo avrebbe indossato l’abito di S. Francesco per un anno e anche più, se fosse portato dalla sua devozione a indossare un tale abito – istantaneamente ottenne la perfetta guarigione della vista, come se in essa prima non ci fosse stato alcun male.

Per questo motivo, i suoi genitori, glorificando Dio e ringraziandolo unitamente a S. Francesco, gli diedero il nome del glorioso S. Francesco, per la cui intercessione credevano di averlo ottenuto da Dio. La virtuosa Madre con tenerezza lo nutrì col suo latte per infondergli un’indole buona. Essa poi e suo marito, considerando che non ci sarebbero riusciti ad avere altri figli, vissero insieme per trent’anni col voto di castità, senza cadere alla concupiscenza, che non giova a nulla. Ma dietro l’esempio di S.Paolo, si studiavano di sottomettere la carne allo spirito con digiuni, veglie e astinenze. Giacomo, poi, si percuoteva, ogni notte, con funicelle nodose, dinanzi alle chiese che sorgevano fuori della città di Paola e che egli visitava di notte. Non mangiava frutta; e, anche quando gli si regalava qualcosa da mangiare, non l’accettava se non conosceva prima la provenienza, ripetendo con il giusto Tobia che a nessuno è consentito mangiare, e nemmeno toccare, cosa alcuna rubata.
Dio infine volle concedere a Vienna una grazia talmente grande, da farle conoscere, venti anni prima della sua morte, il giorno in cui sarebbe spirata. Frate Francesco da Paola, educato fin dall’infanzia dai suoi genitori, non si rese mai meritevole di riprensione alcuna; anzi cresceva, di giorno in giorno, in età, sapienza e in buoni costumi dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini; sicchè quanti lo osservavano ne restavano ammirati, considerando in cuor loro che qualcosa di grande si sarebbe verificata in seguito nella vita del giovinetto. E allorché Francesco giunse all’età di quindici anni, fu avvisato del voto fatto dai suoi genitori al Convento di S. Francesco in S. Marco, al quale sua madre lo aveva promesso a Dio con voto. Vestì devotamente il saio francescano, come già ho detto, all’età di quindici anni. Detto addio al padre e alla madre, rimase lì con i Frati, servendo umilmente il Signore e quei Religiosi”.

Tratto dall’opuscolo “Vita di San Francesco di Paola”, scritto da un discepolo anonimo suo contemporaneo (1502).

…Quel mattino (era di marzo) un evento straordinario fermò il tempo…poi un vociare confuso, un chiamarsi per nome di casolare in casolare, attirò l’attenzione sulla casetta di Giacomo D’Alessio e Vienna di Fuscaldo, i coniugi più stimati del borgo per la santa vita che menavano. Uno spettacolo insolito si offriva all’udito e alla vista di tutti: arcane melodie e fiamme misteriose uscivano da quella casa. Non era un incendio, perché nessuno avvertiva odore di bruciato, e poi quelle lingue di fiamma non lambivano gli altri abituri così attigui. La comara Maria si fece ardimentosa, interruppe l’incanto, bussò ansiosa, entrò nella casa di Vienna e ne uscì con le braccia incrociate sul petto gridando: “Gioia mia, è nato Francesco!”.
Un maschietto dagli occhi azzurri, dalla carnagione delicatamente bianca, dai capelli biondi: un evento atteso da tutti in contrada Terravecchia. Piangeva di cuore, infatti nel vedere i due sposi timorati di Dio senza alcun frutto del loro amore, dopo quindici anni di matrimonio. Ma Vienna aveva sempre sperato nel buon Dio, e una fede immensa la sosteneva e la elevava a pensieri di cielo mentre cullava i casti sogni del suo giovane cuore. Lei e il paziente Giacomo erano molto devoti del santo Patriarca d’Assisi: a lui avevano confidato nella preghiera la loro segreta pena promettendo d’imporre, per gratitudine e protezione, il nome di Francesco al tesoro che sarebbe venuto, maschio o femmina che fosse. Ecco perché quel nome, designato da tempo, era noto agli abitanti della contrada.
Tanto accadeva sotto il cielo di Paola, piccola borgata della Calabria sul litorale tirrenico, venerdì 27 marzo 1416.

Tratto da “S. Francesco di Paola”, libro scritto da P. Antonio Castiglione, 1989.

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